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venerdì, 3 settembre 2010

Dio é morto

Molti conflitti di interesse ed un risultato insoddisfacente

Molti conflitti di interesse per un risultato insoddisfacente

Checché ne dica “Gatto Felix” Leuenberger, il summit dell’Onu a Copenhagen é stato giudicato un severo “flop” dalla grande maggioranza dei commentatori internazionali. Senza aver raggiunto nessun accordo vincolante, si sono trasferite le ormai poche speranze al più presto in occasione della 16a Conferenza dell’ONU sul clima prevista alla fine del prossimo anno in Messico.

Dopo ore di trattative e consultazioni seguite al ‘no’ di alcuni Paesi in via di sviluppo che minacciavano di far saltare l’ intesa raggiunta il 20, i delegati alla Conferenza dell’ Onu sul clima a Copenhagen hanno approvato una mozione con la quale accettano l’ accordo mediato dagli Stati Uniti con Cina, India, Brasile e Sudafrica. “La conferenza decide di prendere nota dell’ Accordo di Copenhagen del 18 dicembre del 2009“, ha dichiarato il presidente della sessione plenaria della Conferenza che si era aperta nella capitale danese il 7 dicembre scorso. Dopo la forte opposizione al testo da parte di alcuni Paesi in via di sviluppo – tra cui Venezuela, Sudan, Nicaragua e Cuba – i delegati hanno rinunciato alla procedura abituale di votare punto per punto il documento, optando per la formula più soft e meno impegnativa del “prendere nota” dell’accordo.

Un secolo di abusi e violenze

La questione risiede in buona misura nella composizione eterogenea delle assemblee gestite dall’Onu, che ancora una volta dimostra la sua impotenza a risolvere questioni di ambito globale. E la spiegazione la troviamo ancora una volta nella nostra storia recente: basta retrocedere di un centinaio di anni per rendersi conto di quanto siano cambiati i rapporti di forze mondiali in un tempo molto limitato:

  • Nel corso del XIX secolo gli Stati Uniti, affrancatisi nel 1776 dal colonialismo inglese, acquisirono territori da Francia, Spagna, Regno Unito, Messico e Russia, annettendo la Repubblica del Texas e la Repubblica di Hawaii. Le controversie tra il Sud agrario e il Nord industriale sull’affermazione dei diritti e l’espansione dell’istituzione della schiavitù provocò la guerra di secessione americana del 1861. Dalla fine dell’Ottocento gli Stati Uniti iniziarono ad intervenire attivamente nell’America latina, impedendo la formazione di governi che avrebbero potuto ostacolare i loro interessi nel continente, come avvenuto in Cile ed in Brasile.
  • Ottobre 1917, i bolscevichi prendono il potere in Russia, che dal 1870, sotto gli Zar, si espresse con l’espansione coloniale progressiva verso crescenti territori in Asia, mentre si sviluppavano le ambizioni in estremo oriente entrando in competizione con il Giappone per il possesso delle ricche miniere della Manciuria (Cina).
  • Sino al 1923 il medio oriente si trovava sotto l”impero ottomano, quando nacque l’odierna Repubblica di Turchia. I suoi territori come il Libano e la Palestina passarono sotto il controllo di Francia e Inghilterra, rispettivamente. E quindi il susseguente dramma chiamato Israele. Nel contempo negli attuali stati del Golfo tribú nomadi si spostavano nei deserti a bordo di ciuchini e dromedari.
  • L’India é il settimo paese per estensione geografica al mondo e il secondo più popoloso con 1.147.995.904 abitanti (stima effettuata nel 2008); secondo alcune statistiche potrebbe superare la Cina nel 2037. Sotto il giogo dell’impero britannico sino al 15 agosto 1947, l’India ottenne l’indipendenza, ma venne divisa in due governi indipendenti tra il Dominion dell’India e il Dominion del Pakistan.
  • L’Indocina, abbandonata dai colonizzatori francesi, britannici e portoghesi, soffre a tutt’oggi le conseguenze del colonialismo. Guerra in Corea (1950), guerra in Viet Nam (1962-1975) e l’attuale situazione in Myanmar (Birmania) non necessitano di spiegazioni.
  • In America Latina i territori già dal 1536 divennero dominio spagnolo: solo il Brasile divenne colonia portoghese e alcune delle isole Antille vennero occupate da francesi, inglesi ed olandesi. La popolazione indigena, già decimata dalle malattie portate dagli europei e massacrata nelle guerre di conquista, fu costretta a lavorare nelle miniere e nelle piantagioni dei conquistatori. Dato che quasi tutti gli indios morirono di fame, fatica e maltrattamenti, molti schiavi neri furono portati dall’Africa a lavorare al posto degli indios. A inizio Ottocento i discendenti dei coloni spagnoli richiesero ed ottennero con una serie di guerre contro la Spagna l’indipendenza dei loro territori. Anche il Brasile divenne indipendente nel 1889.
  • L’Africa sta pagando ancor oggi le conseguenze piú nefaste del colonialismo – dapprima da parte delle dinastie regnanti quindi dall’imperialismo politico ed economico e con l’ausilio delle missioni cattoliche. Francia, Inghilterra, Germania, Portogallo, Italia e Belgio hanno strappato a piene mani tutte le risorse disponibili (anche umane!) da questo martoriato continente sino al 1960 quando Gabon, Repubblica del Congo, Repubblica Centrafricana e Ciad si affrancarono dal dominio francese, o addirittura dal dominio portoghese in Angola solo dal 1975! [per saperne di piú]

Nazionalismo e riscatto

In tale contesto sono nati personaggi come il Mahatma Gandhi, Mao Tse Tung,  Abdel Gamal Nasser, Che Guevara, Martin Luther King, Nelson Mandela, l’ayatollah Khomeini, Gorbaciov e pure Ho Chi Minh, Gheddafi e Chavez. Nazionalismo e volontà di riscatto contraddistinguono l’operato di questi grandi della storia. Le nuove nazioni sviluppatesi attorno ai loro ideali non hanno ahimé trovato (salvo rare eccezioni) altro modello di sviluppo se non l’apparentemente vincente e appagante capitalismo occidentale, il consumismo, il PIL in crescita costante… e i conseguenti disastri umani ed ambientali.

Ed ora noi abbiamo la pretesa di imporre a queste nazioni emergenti un tempo massimo di 10/15 anni per realizzare tutto quanto noi abbiamo realizzato in oltre 100 anni di sfruttamento indiscriminato di tutte le risorse disponibili sulla terra, sulla luna e oltre nello spazio. Noi che, da parte nostra, non sembriamo comunque minimamente disposti ad alterare i nostri modelli, a modificare le nostre abitudini, a sacrificare alcunché. E – comprensibilmente – loro non ci stanno!

Mi han detto
che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede,
nei miti eterni della patria o dell’ eroe
perchè è venuto ormai il momento di negare
tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura,
una politica che è solo far carriera,
il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto,
l’ ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
e un dio che è morto,
nei campi di sterminio dio è morto,
coi miti della razza dio è morto
con gli odi di partito dio è morto…

(Francesco Guccini, 1967 > testo completo)

Manteniamo accesa la speranza

Come canta Guccini «… se Dio muore è per tre giorni e poi risorge, in ciò che noi crediamo Dio è risorto, in ciò che noi vogliamo Dio è risorto, nel mondo che faremo Dio è risorto…» speriamo ancora e sempre!

Riscontro lettori

Una risposta a “Dio é morto”

  1. editore scrive:

    Copenhagen: la lotta continua
    Vuoi continuare la lotta? Leggi https://secure.avaaz.org/it/save_copenhagen/

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