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venerdì, 3 settembre 2010

Dispersi nell’etere

appisolarsi2Hanno ammazzato Dimitri! La verve e simpatia del “nostro” funambolico e creativo artista asconese é stata ridotta ad una scialba e noiosa apparizione sul canale principale della nostra tivú in un programma intrufolato in una fascia oraria a nostro avviso inadeguata e che spesso rende tediosa, quasi spocchiosa, la letteratura e la cultura in genere.

Altri esempi? A bizzeffe, ma basti uno per tutti: le telecronache domenicali dei GP di F1 che, nel gran rombo di motori, riescono a conciliarti un bel sonnellino digestivo sul divano, a meno che tu non opti per un rapido zap sulla Rai. Rimanendo in ambito sportivo, interminabili serate e discussioni di disco su ghiaccio, come fosse lo sport nazionale inventato da Ricola. Oppure partite di champions di cui spesso sappiamo i risultato da almeno alcune ore. Abbiamo 3 (dico tre) squadre ticinesi di pallacanestro in LNA, mai vista una partita completa.

La polemica del caffé

«La Rsi è da mesi al centro di critiche e fuochi incrociati, precisamente da quando Berna ha annunciato riduzioni di budget. C’è chi la vorrebbe più rivolta al passato. Chi la vorrebbe più vicina ai partiti. Chi la vorrebbe più scattante sull’attualità. Una televisione di tutti. E che tutti, chi più chi meno, vorrebbero un poco diversa». [il Caffé, 6 dicembre 2009, p.55]

Con una lettera-denuncia di Willy Baggi, ex capodipartimento della televisione, il settimanale apre un dibattito sul futuro della televisione, un ente che sta attraversando, come altri media, una sua crisi di identità.

Willy Baggi (con L. Manfrini)

Willy Baggi (nella foto con Leo Manfrini)

L’emissione “Gags”: qui la vera “gag” (triste però questa) è la pensata fatta da chi l’ha concepita! Si è ritenuto che gli sciocchi siparietti all’interno del programma avrebbero divertito il teleutente! È grave. Pure qui, dov’è la professionalità? E pure qui, risorse finanziarie, tecniche e umane (non ho alcuna difficoltà ad immaginare tutto il lungo lavoro delle riprese e del montaggio per quei tre o quattro siparietti a puntata) scialacquate. I due giovani che si sono prestati sono incolpevoli, sono due dilettanti mandati allo sbaraglio, che fanno quasi tenerezza. (Willy Baggi, su Il Caffé)

Spettinati, malvestiti e insicuri

La Tsi, diventata Rtsi ora é solo Rsi. «Si è andati tranquillamente all’estero per la creazione di un nuovo logo, quando un buon grafico ticinese (valle di Blenio compresa) sarebbe senz’altro stato in grado di elaborarlo, con costi infinitamente, ma proprio infinitamente più contenuti. Risultato – incalza Baggi – un banale, piatto, incolore “Rsi”, che, tra l’altro, ricorda un penoso capitolo della storia della vicina Repubblica (Repubblica sociale italiana, ossia quella di Salò, di triste e mussoliniana memoria)».

Si sono create nuove vignette e animazioni, come quella del Telegiornale – quel mappamondo rosso-argentato che tanto ricorda le news BBC e sicuramente molte altre. Si é speso per nuove scenografie (quella plurielogiata verdina del tg targata Botta é stata sostituita da una nuova ideazione di René Jauch). Un maquillage costato parecchi milioni di franchi, spesi in una situazione di taglio agli investimenti, per infilarvi poi degli impacciati conduttori che troppo spesso non sanno nemmeno vestirsi né pettinarsi.

Telespazzatura

Escludendo Patti Chiari (peraltro una copia localizzata della collaudata “Kassensturz” della tivú svizzerotedesca), il Giardino di Albert (un format) e poche altre, il palinsesto offre ore di telespazzatura del tipo Private Practice, Criminal Minds e simili, addirittura in multipack di 2 o 3 episodi consecutivi. Programmi di ricette dagli ingredienti esotici dei quali nemmeno il conduttore sa pronunciare il nome (maracujá, per esempio) improponibili alla massaia ticinese che non fa la spesa in via Pessina. Una programmazione claudicante, con film acquisiti in tandem con canale5: oggi li vedi su TSI (mi scuso, Rsi) domani sul canale di Berlusconi, o viceversa … Per non parlare della vergognosamente tardiva e superficiale informazione in occasione dell’ultima importante consultazione federale. Quando i signori di Comano si sono accorti che qualcosa stava succedendo, i vincitori dell’iniziativa se ne stavano in bettola a festeggiare ormai da qualche ora.

La tsi certamente non puó competere con network di ben maggiore portata, e nessuno lo pretende. Si pretende peró che, a fronte di oltre 1000 dipendenti a tempo pieno attivi a Comano, ci vengano proposte qualità e professionalità unitamente a scelte programmatiche legate anche (o magari principalmente) alla realtà locale.  Le tematiche abbondano e nella Svizzera italiana non mancano esperte personalità in ambito economico, sociale, sportivo, culturale, artistico e – perché no – politico. Perché siamo costretti a sorbirci sempre le stesse starlet?

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