Il mondo dell’economia e della finanza, parte in causa di questa situazione, tenta di salvarsi la faccia approcciando la problematica alimentare e proponendo progetti e iniziative tese a ridurre la fame nel mondo. Spesso però queste iniziative sono molto discutibili e, dietro un encomiabile obiettivo, si nasconde la volontà di fare affari.
Dopo la crisi finanziaria la Terra è diventata un business sicuro e redditizio. La giustificazione umanitaria diventa a sua volta un buon metodo per coprire gli investimenti in questo settore. Un buon esempio ci viene dal Wold Economic Forum (WEF) di Davos, dove si è dato vita ad un’iniziativa intesa a sviluppare un’agenda operativa “per soddisfare la sicurezza alimentare, lo sviluppo economico e gli obiettivi di sostenibilità ambientale attraverso l’agricoltura”. Vediamo di che si tratta.
La pagina internet del forum dedicata all’agricoltura e alla sicurezza alimentare ci propone la solita, macabra, filastrocca: un sesto dell’umanità non ha accesso al cibo, entro il 2050 la popolazione mondiale arriverà a 9.2 miliardi di persone e la domanda di cibo raddoppierà. Saremo così di fronte ad un grave, gravissimo rischio alimentare (2).
Come fare?
Per risolvere questa situazione, ci vien detto, abbiamo bisogno di una nuova visione dell’agricoltura, che integri tutti gli attori coinvolti nella questione: contadini, consumatori, imprenditori, governi, aziende, società civile e organizzazioni multilaterali. Tutti devono collaborare per contribuire a diminuire la fame. Questo deve avvenire attraverso politiche agricole efficaci e a investimenti in infrastrutture e nuove tecnologie. Il WEF lancia così la “New Vision for Agricolture Iniziative”, un progetto che intende sviluppare gli investimenti pubblici e privati per accrescere il settore agricolo. Si propongono tre obiettivi principali:
- Rafforzare la conservazione della biodiversità
- Rafforzare lo sviluppo dei mercati agricoli attraverso il miglioramentodelle infrastrutture e delle politiche agricole
- Stimolare la crescita economica attraverso l’agricoltura, tenendo conto soprattutto degli agricoltori su piccola scala
Per concretizzare tali obiettivi si intende creare una “piattaforma neutrale”, composta da un’”ampia gamma” di parti interessate, la quale si deve occupare di stilare un’agenda operativa. Perplesso dall’espressione “piattaforma neutrale” decido di indagare. Vediamo meglio di che si tratta.
Scopro così che l’iniziativa beneficerà del sostegno del ”World Economic Forum’s Global Agenda Council on Food Security” (3). Questo Consiglio avrà un ruolo chiave nell’iniziativa, attraverso attività di consulenza e raccomandando i passi necessari per la sua attuazione. Orbene, cosa sarà questo organismo che potrà, così generosamente, sostenere e consultare l’iniziativa proposta? Si tratta di un gruppo formato nel 2008 nell’ambito del WEF e che coinvolge un gruppo selezionato di aziende leader mondiali nel commercio, enti governativi, organizzazioni internazionali, della società civile ed esponenti del mondo accademico. Questo gruppo di lavoro si propone di definire le azioni prioritarie per migliorare la sicurezza alimentare e servire come una “rete di reti” delle principali istituzioni mondiali per approfondire le sinergie degli attori coinvolti nella lotta alla fame.
Sul sito sono elencati i nomi dei membri del Consiglio per il periodo 2009-2010. Un’analisi attenta di questi nomi e del loro operato permette di giustificare i dubbi quanto alla neutralità di questa piattaforma. Vi sono dei partner istituzionali, come la direttrice del Programma Alimentare Mondiale (PAM) Josette Sheeran, ex presidente, tra le varie cose, della multinazionale informatica Tis Woldwide e del think thank di destra Empower America, oggi chiamato Freedom Works il cui slogan è: “Meno stato, meno tasse, più libertà” (4).
Ecco poi i rappresentanti del settore privato con i CEO di tre delle più importanti multinazionali agroalimentari del pianeta: General Mills, Bunge e Unilever. A questo punto si potrebbe immaginare che, a controbilanciare questi rappresentanti privati e a garantire la neutralità della piattaforma, vi siano rappresentanti della società civile e del mondo accademico, ambasciatori di un modo diverso di vedere l’agricoltura.
Una agricoltura industriale e favorevole alle biotecnologie
Vado sui siti internet delle organizzazioni no profit (caspita, ma hanno tutti lo stesso webmaster?) i cui rappresentanti sono membri di questo Consiglio. Scopro che si tratta di organizzazioni no profit ben profilate verso un certo modo di intendere l’agricoltura. Un’agricoltura industriale e favorevole alle biotecnologie, allo sviluppo dei biocarburanti e a tutto ciò che nuoce alla sicurezza alimentare e intacca la biodiversità. Ecco qualche esempio.
- MS. Swaminathan Research Foundation: un’organizzazione indiana con il solito encomiabile obiettivo di risolvere le problematiche alimentari, ma favorevole all’uso delle biotecnologie, ecc ecc. Finanziato, tra gli altri da Bill&Melinda Gates Fundation ( vedremo che non sarà l’unico caso).
- Interamerican Ethanol Commission (anche nota come International Biofuels Commission): l’associazione che promuove l’uso del bioetanolo nei paesi occidentali.
- Africa Harvest (ovvero Africa Harvest Biotech Foundation International): un’organizzazione no profit, nata nel 2002 “per promuovere l’uso della scienza e dei prodotti tecnologici più avanzati per aumentare la produttività dei contadini africani e liberare l’intero continente da povertà, malnutrizione e fame” (5). Sul rapporto finanziario 2008 si possono vedere i partner dell’associazione: Bill&Melinda Gates Foundation, Rockefeller Foundation, DuPont, USAID, CropLife Interntional (6).
- International Food & Agricolture Trade Policy Council (IPC): gruppo creato nel 1987, nell’ambito delle negoziazioni del GATT in Uruguay che hanno portato poi alla creazione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Il gruppo si propone di fare del lobbyng nell’ambito delle negoziazioni sulle regole dell’agricoltura internazionale. È il principale portavoce presso l’OMC della liberalizzazione del commercio agricolo. Membri onorari del gruppo: Hugh Grant, CEO di Monsanto e Heinz Himhof, anziano CEO di Syngenta (7).
- Alliance for Green Revolution in Africa (AGRA): un’organizzazione finanziata da Rockefeller Foundation, da Bill&Melinda Gates Foundation e da USAID, l’agenzia per lo sviluppo internazionale degli Stati Uniti. L’organizzazione, presiduta da Kofi Annan, prevede, in nome della sicurezza alimentare, di portare i benefici della rivoluzione verde in Africa. In un recente articolo apparso su Repubblica, Carlo Petrini ci spiega in maniera molto chiara questo processo e il modo di operare di AGRA (8). La rivoluzione verde è un processo cominciato negli anni ‘70, finanziato con i soldi della fondazione Rockefeller e della Banca Mondiale, con l’obiettivo di aumentare la produzione di cibo nei paesi poveri. La produzione aumentò fortemente focalizzandosi però sulle monoculture di esportazione e non contribuì a risolvere le problematiche alimentari. AGRA si propone ora di portare avanti questo discorso. Petrini ci spiega che l’organizzazione si occupa di promuovere decine di varietà selezionate e brevettate che vengono offerte ai contadini in un pacchetto che comprende sementi e prodotti chimici. Questo tipo di colture proposte, come il NERICA (“New Rice for Africa”), danno alte rese solo se coltivate con tecniche industriali e sostanze chimiche. Semi che ogni anno devono essere riacquistati dalle poche grandi aziende che controllano il settore delle sementi.
Completo l’analisi cercando i profili dei membri accademici del Consiglio. Scopro così che anche questi esperti sembrano concordare con questa visione unilaterale dell’agricoltura. Joachim Von Braun (9) è membro dal 2007 dell’IPC e direttore generale dell’”International Food Policy Research Institute” (IFPRI), un’istituzione il cui (solito encomiabile) obiettivo è quello di trovare soluzioni sostenibili per diminuire fame e povertà (10). L’ultima pubblicazione dell’istituto (gennaio 2010) porta il seguente titolo: “Delivering Genetically Engineered Crop to Poor Farmers” (11).
Tom Reardon professore alla Michigan State University, é stato ricercatore per 5 anni presso l’IFPRI e collaboratore della Fondazione Rockefeller negli anni ottanta nonché collaboratore scientifico per numerose organizzazioni (Banca Mondiale, Fao, USAID ecc,), fondazioni (come la Bill&Melinda Gates Foundation) e per le più importanti aziende alimentari (12). Il terzo membro, il cinese Huang Jikun, è anche lui membro d’IPC , organizzazione che sembra giocare un ruolo molto importante in questo Consiglio (13).
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