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venerdì, 10 settembre 2010

I filantropi licantropi!

L’esempio dell’iniziativa “new vision for agricolture” ci fa capire in che modo sono concepiti questi progetti, detti “umanitari”. Se ci fosse la vera volontà di affrontare la problematica alimentare, destinando fondi e sviluppando progetti, questo dovrebbe passare per forza da una messa in discussione del sistema agricolo attuale. Per lo meno si dovrebbe integrare nelle discussioni personaggi e organizzazioni che propongono idee alternative. Progetti come l’iniziativa proposta a Davos, si rifanno allo stesso modo di concepire l’agricoltura – OGM, biocarburanti e brevetti – e allo stesso tipo di ideologia – liberalizzazione, industrializzazione e produttività – responsabile della grave situazione alimentare e della perdita di biodiversità. Esattamente i problemi che si intende risolvere.

Uno specchio per le allodole

L’umanitario diventa uno specchio per le allodole, dietro il quale si nasconde la volontà di invadere nuovi mercati. Come spiega Carlo Petrini, in seguito alla crisi finanziaria molti uomini d’affari hanno iniziato a guardare a “beni di investimento più tangibili” come il cibo e i biocarburanti. Il continente più povero, l’Africa, è diventato un territorio interessantissimo dove sviluppare le nuove varietà proposte dalle multinazionali (leggere a proposito il rapporto dell’ISAAA: “Biotech crops in Africa: the final frontier” (14)). Industrie come Monsanto e Syngenta sono già introdotte nel mercato africano dove, anche attraverso fondazioni come la “Food Health Hope Foundation ” di Monsanto si tenta proporre l’uso delle biotecnologie e di varietà brevettate come unico e sicuro rimedio contro fame e povertà (15). Organizzazioni come AGRA sono cavalli di troia che trottano sulle desolate lande africane con lo scopo di invaderle con prodotti agricoli geneticamente modificati e brevettati. Una volta avviato, questo processo diventa irreversibile. Dietro questi progetti troviamo sempre gli stessi nomi: agenzie istituzionali come la Banca Mondiale o l’USAID, istituzioni di ricerca come il CGRAI, l’IFPRI e fondazioni come la Rockefeller (16) o la Bill&Melinda Gates (17), che investono in un settore dal rendimento sicuro e in cui è facile nascondere gli affari dietro una maschera umanitaria. Queste fondazioni propongono obiettivi come la salvaguardia della biodiversità e l’aiuto ai piccoli contadini. In realtà si impone un sistema che è di sicuro guadagno per le imprese e gli investitori privati ma che per questi contadini è impraticabile. Si chiede per esempio loro di abbandonare i sistemi tradizionali, che li hanno nutriti per generazioni, imponendo l’adozione di nuove colture, certo più produttive, ma non destinate al loro soddisfacimento alimentare.

La produttività e l’agricoltura chimica e industriale sembrano gli unici criteri per risolvere le problematiche alimentari. Sappiamo benissimo che non è così: i risultati della rivoluzione verde e della rivoluzione genetica lo dimostrano. L’agricoltura degli ultimi 15 anni è caratterizzata dall’espansione delle culture geneticamente modificate, dal monopolio di pochissime imprese sul settore agricolo, dai brevetti sulle sementi, dalla speculazione finanziaria sulle materie prime, dall’integrazione delle economie locali nei mercati internazionali e dallo sviluppo degli agrocarburanti. Malgrado i discorsi incantevoli proposti dall’industria e dai nuovi filantropi i risultati in termini di sicurezza alimentare e salvaguardia della biodiversità sono sotto gli occhi di tutti e dimostrano il totale fallimento di queste politiche.

Ho cercato di spogliarmi dai pregiudizi, ma iniziative come quelle di Davos mi appaiono ipocrite. I principali responsabili della drammatica situazione alimentare si vestono di un’aurea filantropica e mettono in piedi progetti che tendono a risolvere i danni da loro stessi creati. La problematica alimentare ha le sue sedi nella quale viene trattata. Se poi, come avvenuto al vertice Fao di Roma di novembre, non vengono né prese decisioni né stanziati fondi, è un altro discorso. Ma stabilire un organismo come il Consiglio, spacciandolo per “piattaforma neutrale”, con i CEO di tre giganti agroalimentari, con i membri di associazioni come Agra o IPC, con accademici conosciuti per essere favorevoli all’agricoltura genetica, mi sembra subdolo e viscido. Questa rete di attori a cui fa capo l’iniziativa di Davos pretende di detenere le soluzioni della problematica alimentare ma i fatti dimostrano il contrario. Si tralascia appositamente la moltitudine di organizzazioni della società civile che propongono un altro modo per risolvere le problematiche alimentari, basati sulla salvaguardia della biodiversità, sulle conoscenze tradizionali e sull’agricoltura biologica. Non vi è nessuna volontà di equilibrare le forze in campo, nessuna vera intenzione a mettere in atto dei veri progetti che coinvolgano tutti (TUTTI!!!) gli attori implicati nella questione. La Terra è semplicemente un business e la fame un veicolo propagandistico per accaparrarselo. Le iniziative come quelle di Davos e i nuovi campioni della solidarietà mondiali come Bill Gates non fanno altro che contribuire al mantenimento della situazione attuale, garantendo i privilegi dei pochi profittatori del sistema agricolo internazionale e riciclando il proprio denaro che altrimenti sarebbe tassato. Che a Davos si parli di banche e finanza, già ci basta!

Appendice

Sulla pagine Internet del WEF dedicate all’agricoltura scopro un’altra iniziativa: “The Business Alliance Against Chronic Hunger (BAACH) ” (18). Definita come la “prima alleanza del settore privato focalizzata a ridurre la fame e a produrre cibo sostenibile in Africa”. L’ “Alleanza”, così è nominata, è un gruppo creato nel 2006 nell’ambito del WEF da un gruppo di CEO e leader pubblici Questo gruppo collabora con 30 organizzazioni con lo scopo di sviluppare delle “soluzioni per ridurre fame e povertà che siano sostenibili e commercialmente redditizie”. Vediamo velocemente chi ne fa parte. Nell’organo esecutivo troviamo David Mureithi di Unilever, Kinyua M’bijiewe di Monsanto. Tra i gruppi ingaggiati in questo progetto in Africa troviamo i soliti nomi: Agra, Monsanto, Rockefeller Foundation, USAID. Interessante il primo rapporto di gestione del gruppo, intitolato: “The business Role in Achieving a Green Revolution for Africa”. Indovinate da chi è finanziato? Bill&Melinda Gates Foundation …. (19).

Note:

  1. http://www.un.org/News/briefings/docs//2009/091021_de_Schutter.doc.htm
  2. http://www.weforum.org/en/initiatives/AgricultureandFoodSecurity/index.htm
  3. http://www.weforum.org/en/initiatives/AgricultureandFoodSecurity/GlobalAgenda CouncilonFood Security/index.htm
  4. http://home.wfp.org/stellent/groups/public/documents/profile/wfp123029.pdf
  5. http://africaharvest.org/site/
  6. Africa Harvest: “Annual Technical & Financial Report 2008”, p.6
  7. http://www.agritrade.org/
  8. http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/01/26/chi-ruba-la-terra-il-cibo-all.html
  9. http://waterandfood.org/fileadmin/CPWF_Documents/Documents/CP_Board/VON_BRAUN_CV.pdf
  10. http://www.ifpri.org/
  11. http://www.ifpri.org/publication/delivering-genetically-engineered-crops-poor-farmers
  12. http://www.aec.msu.edu/faculty/reardon.htm
  13. http://www.agritrade.org/about/member_bios.html
  14. http://www.isaaa.org/resources/publications/biotech_crops_in_africa/download/Biotech_Crops_in_Africa-The_Final_Frontier.pdf
  15. http://www.monsanto.co.za/en/layout/our_pledge/fhhf/default.asp
  16. http://www.rockefellerfoundation.org/what-we-do/current-work/strengthening-food-security-alliance
  17. http://www.gatesfoundation.org/agriculturaldevelopment/Pages/agricultural-development-frequently-asked-questions.aspx
  18. http://www.weforum.org/en/initiatives/AgricultureandFoodSecurity/TheKenyaPilotDistrict/index.htm
  19. http://www.gatesfoundation.org/agriculturaldevelopment/Pages/agricultural-development-frequently-asked-questions.aspx#biotechnology

FFF; http://loradelleresia.blogspot.com/

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